Un’iniziativa interessante.

sabato, 29 maggio 2010

Viva! non sto bevendo, almeno non ancora. E’ solo il nome dell’iniziativa che abbiamo ideato per una delle storiche cantine dei colli Trevigiani, dove cioè nasce il buon Prosecco DOCG (ora con una sigla immensa): Il Colle.

L’azienda vitivinicola ci ha chiesto una mano per convincere la gente di Conegliano, Susegana, Vittorio Veneto e San Vendemmiano a venire su in cantina per degustare il loro prodotti. Abbiamo deciso allora di fare un piccolo invito a tutti… lasciate l’auto, prendete il NOSTRO bus navetta gratuito.

Solo questo? beh venite in cantina per scoprire il resto, in Via Colle 15, a San Pietro di Feletto.

colle_poster_250510_finale

E ricordo a tutti: in vino veritas!

MR.

Creatività allo stato brado.

venerdì, 5 marzo 2010

img_00091

Il Briefing è il meccanismo, contesto e momento in cui gli account cercano di facilitare e favorire la comunicazione con il reparto creativo, in modo sistematico e metodologicamente efficace, durante il quale viene concepito il prodotto pubblicitario (azione) vincente per il cliente.

Loud spesso, per i propri brief, cerca di sfruttare tutto il territorio giuliano per creare il concept migliore per i nostri clienti. Per questo siamo sempre più convinti che non devi avere necessariamente la sede a Milano per avere le idee vincenti.

P.S. stranamente il vino rosso di questa osmiza immersa nello splendido altipiano triestino (e a due passi dall’ufficio, ndr) era ottimo!

MR.

Buon Natale.

giovedì, 24 dicembre 2009

Quest’anno, come ogni anno, abbiamo scelto - creato - un dono per i nostri clienti. Dopo  lenticchie, semi, e tonico abbiamo deciso di regalare qualcosa che, oltre a recare un messaggio, potesse invitare a godere dell’aspetto ludico e - perchè no? - un po’ infantile delle festività Natalizie. Un gioco dunque, che accompagnato da una buona compagnia e un bicchiere di vino stimoli sia la mente che lo spirito.

Pubblicato nella sua forma moderna nel Febbraio del 1959, il Memory, affonda le proprie radici storiche nel Giappone del XVI secolo. In questo periodo tra i dignitari di corte era molto in voga il Kai Awase, un diretto antenato del famoso gioco a tessere in cui bisognava accoppiare delle illustrazioni dipinte all’interno di conchiglie. È un gioco che, nella sua autenticità, può garantire un netto miglioramento nella qualità della vita quotidiana. Una pratica continua infatti permette di ricordare con più facilità la lista della spesa; di non dover arrampicarsi per le scale, appena usciti dal portone di casa, per chiudere un rubinetto che ovviamente si scopre già chiuso; oppure, e questo è un classico, di scendere in strada totalmente disorientati perché non si trova più la propria auto che, ve lo possiamo garantire, non è stata nè rubata nè rimossa.

Memory è un semplice modo per rendervi più facile la vita di ogni giorno e per sviluppare quell’ottima capacità percettiva che vi permetterà di individuare, in un colpo d’occhio, l’agenzia di pubblicità alla quale affidarvi.

noi_mem_2

Con l’augurio di un felice Natale e di un nuovo anno straordinario.

Loud advertising Buon Natale.

La provi a Milàn.

venerdì, 6 novembre 2009

Non ho studiato comunicazione e nemmeno economia e commercio, generalmente mi dedico alla sezione che in questo blog abbiamo chiamato “segni”. Oggi ho deciso di sforare in “comunicazione” non per la mia esperienza come comunicatore ma per quella maturata come consumatore.

Il freddo incalza e la stufa ha bisogno del suo sacco  di pellet quotidiano. Visti gli aumenti di prezzo e la qualità spesso scadente, per non parlare del recente scandalo dei residui radioattivi, credo, dopo una breve ricerca, di aver trovato il fornitore che fa per me… Entro nell’ufficio dell’azienda, mi accoglie una signora in cappotto con addosso gli occhiali da sole (praticamente a specchio) e di sole non ce n’era nè dentro nè fuori. Parlando con me stesso riflesso nell’occhiale chiedo, oltre alle varie rassicurazioni sulla qualità, se fosse applicabile uno sconto sulla quantità, ovviamente la risposta è negativa. Chiedo se lo consegnano a domicilio, in fondo sono 15 chili a sacco… “eh, sa, siamo molto impegnati…” ok, negativo. Chiedo se acquistando un pallet intero lo consegnano (sarà una tonnellata e oltre di combustibile) “…eh la guardi mio marì xe sempre via per consegnar le stufe, per l’assistenza, per…” ok, ok, negativo. Ne compro 4 per testarne la qualità. Chiedo la fattura, “ma no femo la fattura per 14 euro…” neanche provo a discutere.

Passano 2 settimane e visti i prezzi in giro decido di ritentare nello stesso posto con un’intenzione seria di acquisto. Ritrovo la stessa signora che si mette immediatamente in moto alla mia richiesta di 10 sacchi. Visti i precedenti chiedo se sia possibile pagare con il bancomat. Risposta: “mah no, za no ghe guadagnemo niente, almeno aver i contanti…”. Al mio cenno di uscire mi “concede” il pagamento con la carta, quindi da bravo cliente incontentabile chiedo “ma la fattura me la fa?”. Non ho aspettato di sentire la manfrina sul perchè non dovrebbe emettere fattura.

Questo, almeno a Trieste, è un caso tutt’altro che isolato.

Noi, la Loud, vendiamo immagine e comunicazione per le aziende, quello che promettiamo ai nostri clienti è di portare loro le persone, ma sta a loro il trasformare le persone in clienti e questi in clienti soddisfatti. Mi rendo conto che il discorso possa sembrare banale, ma la realtà è che troppo spesso ci si dimentica che un cliente soddisfatto ritorna sempre e spesso è il primo e più sincero testimonial del vostro business. Al contrario i clienti scontenti sono sempre in prima fila per sputtanarvi e in un periodo come questo non è cosa che ci si possa permettere.

Dopotutto nessuno di noi chiedendo un servizio vorrebbe sentirsi rispondere (almeno qui a Trieste) “la provi a Milàn…”

DT

Oltre ogni limite.

venerdì, 19 giugno 2009

Mi capita spesso di viaggiare in autostrada e di imbattermi in cose che spesso hanno dell’imbarazzante. In questo caso non trovo strano soltanto il cartello in sè; penso che  l’ubicazione, l’ora, l’importanza dell’informazione, possano fondersi in una cornice unica che va a completare un capolavoro di italianità pura; ma procediamo a piccoli passi:

Ecco il Capolavoro.

11062009037

1. Il cartello in questione è posizionato alla fine di una rampa ascensore per disabili;

11062009036

2. E’ posizionato in una stazione di servizio molto importante sulla direttrice veneziana (A4 Trieste-Venezia);

Ora, qualcuno mi dovrà spiegare l’utilizzo di un tale strumento comunicativo che potrebbe, per alcuni poco fortunati, essere motivo di incazzatura oltre ogni umana comprensione. Partiamo dal presupposto che il disabile sia da solo, come diavolo fa?

… ok… non basta?

Se è straniero?… molto probabilmente si meterebbe ad imprecare, giustamente, fino all’arrivo di un miracolo dall’alto.

Muto (magari cominciando ad urlare dal basso della rampa, forse qualcuno uscirebbe a dargli la preziosissima chiave, ma se è muto…qualche problemino c’è)?

e via così…. accetto consigli in materia.

Il mio personale commento? Un pessimo esempio di comunicazione turistica di servizio. Prima delle campagne da milioni di euro, cerchiamo di migliorare i servizi.

Merçi.

MR

Marketing virale per Promosedia.

martedì, 28 aprile 2009

In occasione della 48° edizione del Salone Internazionale del Mobile di Milano (22-27 Aprile 2009),  appuntamento di rilevanza mondiale per il settore mobiliero, Promosedia si è affidata a Loud per la realizzazione di una strategia di comunicazione non convenzionale. Il progetto, “Chairs: a simple cookbook” (Sedie: un semplice ricettario) tramite l’associazione concettuale tra sedie e cibo, ha garantito una linea di comunicazione tanto coerente quanto seducente con l’obiettivo di stabilire ed evidenziare il background culturale comune a tutte le aziende aderenti all’iniziativa. Promosedia ed i partner commerciali coinvolti in un’operazione di co-marketing (Fantinel, Testa e Molinaro, Oro Caffè) hanno lavorato fianco a fianco realizzando un ritorno a livello di immagine e contatti più che incoraggiante. Il progetto, patrocinato dall’Ente Turismo FVG, nel tracciare un percorso tra persone, storie, prodotti e, in questo caso, sapori legati indissolubilmente alla tradizione regionale, si è avvalso di una comunicazione non convenzionale, ovvero di un linguaggio in linea con i dettami del marketing virale: stupire e decontestualizzare per catturare l’attenzione del pubblico e dare il via al fondamentale “word of mouth”, termine anglosassone che indica il sempre attuale “passaparola”. Via libera dunque all’utilizzo del codice iconografico e degli stilemi mutuati integralmente dal mondo della haute cuisine: nessuna affissione o uscita sui giornali, ma l’idea di essere aggressivi e di prendersi il “gusto” di riempire di misteriosi cuochi la metropolitana, la stazione e le principali arterie di comunicazione per il Salone del Mobile, il tutto utilizzando un menu per pubblicizzare gli appuntamenti, le aziende ed i prodotti. L’obiettivo? Ovviamente convogliare l’interesse degli addetti ai lavori verso il Padiglione 15, area destinata all’esposizione delle aziende Promosedia.

cuochi1

cuochi21

stand1

stand2

.

mercoledì, 22 aprile 2009

cuochi

Scarpe di gomma.

sabato, 21 marzo 2009

Azienda e Persona. L’immagine, come tutto al giorno d’oggi, è una questione di scelta.
La scelta è avere un’immagine curata o avere un’immagine volutamene trascurata (poi c’è chi ad avere un’immagine vincente ci prova e non ci riesce, con tutta la buona volontà).
Tra coloro che scelgono di avere un’immagine curata, c’è chi cerca di distinguersi con dettagli e accessori gratificanti, e oggi parleremo delle scarpe di gomma, accessorio al quale io mi permetto di associare il blog Loud.
Fino a un paio di anni fa le scarpe di gomma erano le orribili Crocs, nel 2009 rivisitate in versione “moda”, ma comunque tristi e vagamente infermieristiche, brutte anche in spiaggia.

Nel 2008 ha fatto affari d’oro il brand brasiliano Melissa che produce esclusivamente profumate e coloratissime scarpine di gomma riciclata. Queste scarpe non sono solo delle calzature alternative a quello che si trova comunemente in commercio, ma piuttosto degli oggetti must have disegnati da Vivienne Westwood, Zaha Hadid e altri designers, fondamentali per le poche che godono del lusso di distinguersi. A proposito del desiderio di distinzione c’è da dire che finalmente si è esaurita l’ambizione del brand fine a se stesso e si ricerca l’eccezionalità nell’oggetto particolare, con caratteristiche peculiari di produzione, qualità, distribuzione. Si va quindi dalla borsa di pellame pregiato intrecciata a mano da operai specializzati e giustamente pagati alle calzature in plastica industriale. Un altro brand che sta muovendo in direzione plastic shoes è Kartell, conosciuta per i suoi lampadari e complementi d’arredo in plastica ormai inflazionati dall’installazione nei mcdonalds, che proporrà nei suoi showroom le Glue Cinderella,  classicissime ballerine un po’ troppo simili alle Melissa sopra citate ma sicuramente meglio distribuite grazie alla rete vendita dislocata sul territorio. Faticheranno a diventare queste un oggetto di culto, troppo arrivabili.
Ci ha provato anche Marc Jacobs con il modello Mouse di gomma trasparente, 80 € da scoglio.
Infine vorrei citare Cesare Paciotti, che ha gentilmente proposto dei mocassini shock in silicone colorato, modello certamente scelto da coloro che cercano di avere un’immagine vincente e finiscono per essere ridicoli, o da quella magra schiera di uomini che pur di farsi notare sono disposti anche ad apparire demenziali.
Pe le aziende dunque. Le grosse agenzie offrono un’immagine sicura e riconoscibile, un’immagine istituzionale, Loud indossa esclusivamente scarpe di gomma in edizione limitata.

GC

Nell'ordine: Crocs, Melissa, Kartell, Marc Jacobs, Paciotti.

Nell'ordine: Crocs, Melissa, Kartell, Marc Jacobs, Paciotti.

Parole…

venerdì, 20 marzo 2009

Dopo circa quaranta secoli di civiltà orale la Parola è una moneta inflazionata. Jean Guitton.

Ogni giorno ci troviamo davanti agli occhi esempi che attaccano la nostra comprensione e deturpano il patrimonio semantico delle parole. Il problema è che questo accade spesso non solo nei piccoli ambiti sociali, bensì anche nelle grandi realtà industriali o importanti agenzie di comunicazione, che, con forza, sbandierano ai quattro venti l’infelice slogan di turno, senza senso e/o privo di qualsiasi collegamento logico concettuale.

esempio1

esempio2

Se ne trovano tantissime in giro per la rete; basterebbe fare sempicemente attenzione sfogliando una rivista, un quotidiano, oppure osservando al semaforo un cartellone pubblicitario.

E’ vero quando si afferma che la pubblicità non nega la verità della parola, tutt’altro. La sottolinea, la sbandiera. In realtà, però ne prescinde. Meglio, alla verità sostituisce l’efficacia che è il suo scopo. Si parla non tanto per affermare una verità quanto per avere efficacia e per questo bisogna ancora di più essere accorti all’utilizzo dei vocaboli. Che la parola abbia effetto, sia efficace. Prevalga su altre parole, su altri significati, su altre figure. La parola è come un’arma che combatte contro altre armi, altre parole concorrenti. E’ con la semantica, che ci rincorre dalla mattina alla sera, che ciascuno decide quanto peso dare ai concetti espressi. Ecco perchè rimarco ancora di più il valore di quello che vogliamo esprimere, che deve essere frutto di articolazioni semplici di vocaboli a seconda del proprio bagaglio culturale e intellettuale. Meglio poche parole semplici che tante confuse o messe a caso, prive delle proprie  potenzialità e di valore semantico. La semplicità non è povertà.

Chiarezza...

Chiaro vero?

MR

Buon Pomeriggio…

sabato, 7 febbraio 2009

Cominciamo da qui. Normalmente non amo scrivere più di quello che posso dire a voce ma in questo caso ho bisogno di condividere la mia felicità. Comincia tutto nel  settembre 2006 (forse un po’ prima, chi vuol intendere intenda…ops) e solo in questo preciso momento, tra il caffè delle 18.30 e il biscotto sbriciolato sulla tastiera, mi accorgo del tempo passato e di quanto stiamo crescendo. Parlo naturalmente della Loud adv che ho creato e che ho voluto insieme a grandi compagni e soci, Davide, Stefano e Gianna che hanno abbracciato il sogno e che senza alcun ripensamento mi accompagnano in questa grande avventura… è un pensiero troppo mieloso per poter fungere da entrée ad uno strumento di discussione aperto e sincero come questo, è vero; ma dovevo ringraziare tutti per questo e anche un po’ me stesso per dove sono e per dove vogliamo arrivare.

Qui però non parleremo solo di Loud ma discuteremo su tutto il mondo complicato e articolato, tanto bello quanto bizzarro, della comunicazione e della pubblicità, delle nuove proposte, delle nuove frontiere e di tutto ciò che può arricchire il nostro diario. Tanti amici e colleghi ci accompagneranno e arricchiranno le pagine di questo diario con i loro pensieri e i loro commenti. Spero solo che nessuno dei miei concorrenti mi stia prendendo per il culo (e anche se fosse…accomodatevi).

MR