La parte e il tutto.

venerdì, 16 luglio 2010

Contrariamente a certe divertenti gag che circolano in rete i grafici non sono una setta che mira a distruggere il mondo e ad appropriarsi del vostro denaro, tranne me, certo, ma di questo ne riparleremo dopo l’11 settembre 2012.
Comunque precisiamo, non è del grafico in sè che voglio parlare, questi è solo una parte, un ingranaggio di un’unica realtà compatta, l’agenzia di comunicazione. Spesso non comprendendone appieno il ruolo si rischia di affidare l’immagine della propria azienda o prodotto alle persone sbagliate o magari di trovare le persone giuste senza sfruttarne il potenziale.

Nel momento in cui decidete di affidarvi a un’agenzia vi state mettendo in mano a un’equipe medica che lavora in sinergia, ognuno con le proprie competenze. Una di queste professionalità è rappresentata sì dal grafico, ma per quanto possa essere bravo non è l’agenzia. Dopotutto non vi fareste mai operare di appendice, chessò, dall’anestesista… Un’equipe ben preparata sarà in grado di fornire un servizio costruito a pennello sulla vostra azienda. Esatto, sulla vostra azienda e non su voi stessi, in quanto anche voi siete parte integrante di una realtà più grande.
Immaginiamo ora che il vostro bisogno sia rappresentato da un catalogo, questo contiene ovviamente una quantità di elementi giustapposti, colori, forme, testi, immagini, ma in maniera meno superficiale è costituito da un concept, un’idea, un progetto che tiene conto di quello che dovete comunicare e a chi dovete comunicarlo costruendo il messaggio sui desideri espressi o inconsci dei vostri clienti. Naturalmente i suddetti colori, testi, forme e immagini non sono scelti e distribuiti a caso secondo il vezzo del grafico, ma rappresentano l’ortografia e la sintassi della vostra comunicazione, intervenire impropriamente su uno qualsiasi di questi elementi compromette inevitabilmente la grammatica dell’intero messaggio. Se poi non doveste ritenere il nostro servizio in linea con il vostro gusto lasciate che vi indichiamo i nostri migliori concorrenti, evitate l’anestesista.

DT

Stretchologhismo e Schiacciologhismo.

martedì, 23 giugno 2009

Continuiamo il nostro viaggio nella grafica affrontando i casi Stretchologhismo e Schiacciologhismo.

Patologie meno complesse del Grandiloghismo, rappresentano due facce della stessa medaglia. A differenza del primo caso non sono causati da convinzioni e idee soggettive, bensì dalla noncuranza, disinteresse o incapacità nell’impaginare il marchio o l’immagine in questione. Si manifestano quando lo spazio destinato ad accogliere il logo non è proporzionale allo stesso. Di fronte al’impossibilità di riempire lo spazio a disposizione per intero, il malato deforma il logo fino a farlo calzare.

A differenza del Grandiloghismo, dove le convinzioni e il cattivo gusto sono duri da debellare e dal quale non sempre è possibile guarire, per Stretchologhismo e Schiacciologhismo sono sufficienti quattro gocce di Buonsenso e un pizzico di Attenzione per guarire completamente.

Alcuni esempi:

Stretchologhismo > il logo inserito è più piccolo dello spazio dato [1], raggiunta la massima estensione [2] viene stretchato fino a coprire l’intera area [3].

stretch

Schiacciologhismo > il logo inserito è più grande dello spazio a disposizione [1], rimpicciolito fino a raggiungere una delle due dimensioni (larghezza o altezza)[2] viene schiacciato fino a rientrare anche nell’altra [3].

schiacc

Nella prossima puntata affronteremo l’affascinante mondo del Pluriloghismo.

A presto.

DT

Vademecum del grafico.

martedì, 24 marzo 2009

Ovvero come nuocere alla propria immagine aziendale.

Esistono diverse patologie o, se vogliamo, correnti di pensiero che spingono a maltrattere l’immagine della propria azienda o dell’azienda del proprio cliente (nel caso il paziente in questione sia un grafico). Oggi e nelle prossime settimane cercheremo di catalogare le affezioni più comuni.

Grandiloghismo.

Fenomeno che ha origine nella convinzione che a logo grande corrisponda grande attenzione. Si manifesta nella tendenza a riempire tutto lo spazio non occupato da altra grafica o contenuto con il logo. Nel caso lo spazio non fosse ancora sufficiente si tende inizialmente a sopprimere la grafica e successivamente a ridurre lo spazio dedicato ai contenuti, questo vale per i siti web come per tutti i prodotti pubblicitari. Le forme più gravi si manifestano anche a livello di immagine coordinata, dove il gigantismo del logo si riscontra anche su carta, buste intestate, etc. Su tali prodotti le grandi dimensioni sono giustificate solo se destinati a ipovedenti.

Come recitava lo spot “per dipingere una parete grande non ci vuole un pennello grande ma un grande pennello”. La nostra immagine è rappresentata sì dal nostro logo, ma anche da come gestiamo lo spazio attorno ad esso, nel messaggio che traspare da un bel quadro gli spazi vuoti hanno la stessa importanza delle figure che lo animano. Se abbiamo un logo debole, brutto o semplicemente vecchio, la sua gestione sapiente nello spazio che abbiamo a disposizione è indispensabile per trasmettere l’idea di un’azienda sempre giovane, fresca e attiva.

In questa campagna per la Nintendo Wii possiamo vedere come, nonostante lo spazio abbondante, il logo Nintendo sia di dimensioni contenute, il centro dell'attenzione è il visual. In questo caso un grandeloghista si sarebbe facilmente fatto prendere la mano (immagine a destra).

In questa campagna per la Nintendo Wii possiamo vedere come, nonostante lo spazio abbondante, il logo Nintendo sia di dimensioni contenute, il centro dell’attenzione è il visual. In questo caso un grandeloghista si sarebbe facilmente fatto prendere la mano (immagine a destra).

busta2

Qui sopra un esempio di grandiloghismo applicato all’immagine coordinata, in questo caso una busta americana, a sinistra un corretto dimensionamento del logo, a destra un uso improprio dello stesso.

Prossimamente affronteremo i casi di Stretchologhismo e Schiacciologhismo.

DT